Lavoriero delle Valli di Comacchio

Uno sguardo al lontano passato delle Valli di Comacchio: dagli insediamenti etruschi all’epoca romana

Comacchio è una città della provincia di Ferrara ed è anche uno dei maggiori centri del Delta del Po, nata dall’unione di tredici piccole dune litoranee formatisi dall’insersecarsi della foce del Po di Primaro con il mare. Le varie isolette sono separate da canali e da ponti, un po’ come Venezia e Chioggia.
Data la sua situazione geografica, ha quindi dovuto svilupparsi sempre tenendo conto dell’elemento acqua, sia per l’impianto urbanistico che per l’aspetto economico.

Nel secolo appena passato, le bonifiche delle paludi nei dintorni di Comacchio riportarono alla luce la Necropoli di Spina, una testimonianza della presenza degli Etruschi datata intorno al VI secolo a.C.
La necropoli fu scoperta nell’odierna Valle Trebba, mentre anni dopo, nelle paludi della Valle Pega e di Mezzano, altri importanti ritrovamenti furono portati alla luce e sono state esposte al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara.
Infine, la scoperta della necropoli a Voghenza, vicino Ferrara, permise di attestare la presenza di insediamenti Romani grazie al ritrovamento di materiale numismatico risalente al periodo tra la fine del I secolo d.C. e il III d.C.

Piatti da pesce, reperti dell'antica città di Spina

Non ci sono dati certi sulle origini, ma sappiamo che quest’area appartenne prima agli Etruschi, poi ai Galli e poi ancora ai Romani. I primi insediamenti risalgono infatti all’età del bronzo e nel VI secolo a.C. venne fondata dagli etruschi la città coloniale di Spina, che fu un importante porto commerciale con la Grecia. Quando però i commerci con i greci andarono scemando, il porto rimase in uso sotto le popolazioni galliche e lo fu anche durante la presenza romana.
Il declino di Spina iniziò nel III secolo a.C. e non ci sono testimonianze di abitanti fino all’età tardo-romana, alla quale risalgono alcune ville scoperte nelle valli bonificate.

Si suppone dunque che Comacchio sia stata fondata dopo Spina e queste zone rimasero un importante snodo per i traffici via acqua, collegando anche altre città limitrofe via fiume.
L’ingresso dei Romani in queste aree inizia con la loro fondazione di Senigallia e Rimini, ma poi si spostarono a più a nord, attratti dalla ricchezza delle foreste e dal suolo argilloso per le produzioni in terracotta. Proprio lungo i fiumi erano concentrati gli insediamenti in cui si collocavano le infrastrutture per le comunicazioni e in cui si producevano laterizi, si allevava il pesce, si praticava l’agricoltura e si lavorava alle saline.

Fortuna Maris, nave di epoca romana ritrovata nelle valli di Comacchio

La testimonianza di questo passato – e del fatto che all’epoca la città di Ravenna fosse un autentico porto fiorente –  ci viene anche dal ritrovamento a Valle Ponti di una nave di epoca augustea, chiamata Fortuna Maris, la quale aveva ancora a bordo tutto il carico di merci provenienti da Spagna, Grecia e Asia Minore (che oggi corrisponde alla Turchia). La nave è visibile presso il Museo della Nave Romana, a Comacchio.

I Romani hanno prima provveduto alla centuriazione delle terre a sud del Delta (ovvero organizzando il territorio con un tipico schema a reticoli ortogonali) e in seguito hanno provveduto alla bonifica di queste zone scavando canali di scarico e drenando le paludi per sfruttare le saline, ma hanno pure curato la piantagione di pinete – sul lato verso Ravenna – per trattenere la sabbia lungo le coste.

Quest’area si era sviluppata intorno alla foce del Po e doveva confrontarsi con le esondazioni del fiume e con le maree. La gestione della laguna richiedeva infatti continui lavori di manutenzione per supportare le importanti modifiche al delta effettuate negli anni, modifiche che continuavano a scontrarsi con la natura circostante, ma che furono indispensabili alla crescita di queste zone.

Anfore, presso il Museo della Nave Romana

Inizialmente, le montagne circostanti e la pianura padana erano ricchissime di boschi e prima di rilevanti insediamenti umani, le piene del Po potevano espandersi e deporre lungo il corso il materiale sedimentario, mentre le maree tenevano sgombre le foci (anticamente più a sud di dove sono ora).
Il progressivo avanzamento della linea costiera, causato dagli apporti alluvionali del Po diede origine a dei sottili cordoni litorali che facevano fronte a queste foci, separando così una laguna dal mare.

Le dimensioni della laguna, in seguito, cambiarono per effetto dei disboscamenti, delle incanalature e delle arginature artificiali. È comunque logico pensare che sin dai tempi antichi le popolazioni che abitavano queste zone si dedicassero alla pesca e che lo facessero anche con apparecchi fissi, formati da due sorte di pareti di canne piantate sul fondo dell’acqua a creare un angolo. Le tecniche furono descritte anche da autori romani come Plinio il Vecchio e Silvio Italico – entrambi vissuti nel I secolo d.C. – gettando le basi per quelli che in epoche successive saranno i tipici lavorieri comacchiesi.

Infine, l’Impero Romano d’Occidente crollò nel 476 d.C. e con esso si aprì una nuova fase per queste terre. Comacchio non esisteva ancora, ma queste terre si stavano sviluppando a ritmo sostenuto e la loro importanza economica e commerciale era sempre più rilevante.

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